PRESTO SU QUESTI SCHERMI

Venerdì 24 febbraio seguiremo lo streaming da Palermo della X Giornata di Studi Moziesi "Antonia Ciasca" (qui per il programma), mentre dal 1 al 3 marzo trasmetteremo in diretta il XVI Symposium on Mediterranean Archaeology, che si terrà a Firenze presso il Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies (info qui).

mercoledì 9 novembre 2011

10 archeologi italiani da non perdere

I dieci archeologi italiani più attenti all'innovazione digitale, alle nuove tecnologie, e agli sviluppi dei media sociali: chi sono, cosa fanno e come seguirli.


1. MARCO VALENTI
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A capo del LIAAM (Laboratorio di Informatica Applicata all'Archeologia Medievale, Università di Siena), dirige il gruppo più avanzato in quanto a tecnologie informatiche e sue applicazioni: sono i primi a rendere pubblico tutto il materiale di scavo, con aggiornamenti quotidiani dal castello di Miranduolo. È stato candidato nel 2011 all'Innovation Italy Award.


2. MASSIMO BRANDO
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Studioso indipendente, ha creato su Facebook il frequentatissimo (ed utilissimo) gruppo "Ceramica in Archeologia" con quasi tremila utenti, dove si chiedono pareri su frammenti di ceramica ignoti e si condividono bibliografie utili allo studioso di ogni genere archeologico.


3. GABRIELE GATTIGLIA
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Direttore dello scavo del castello di Montecastrese per l'Università di Pisa, è tra i principali promotori del progetto MAPPA, che intende sviluppare le tecnologie utili per l'individuazione del potenziale archeologico di un determinato luogo.

4. ASTRID D'EREDITÀ
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Si occupa dei social media per l'Associazione Italiana Archeologi, ed è onnipresente su tutti i social network, portando avanti cause importanti: tra queste, Archeologhe che (R)esistono per porre l'attenzione sul ruolo professionale della donna in archeologia, troppo spesso sottovalutato.

5. PAOLA MOSCATI
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C'è chi si occupa di informatica e archeologia prima che si chiamassero così: è stata l'autrice del libro ''Archeologia e Calcolatori'' nel lontano 1987, omonimo di una fortunata rivista - cartacea e digitale - unica in Italia a trattare il rapporto tra le scienze dell'antichità e gli strumenti tecnologici, pubblicata dal CNR.

6. STEFANO COSTA
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Formatosi a Genova e Siena, è un attento conoscitore di Linux, il sistema operativo costruito dagli utenti, e promuove il progetto IOSA, che cerca infatti di diffondere l'open source tra le scienze archeologiche: sta anche costruendo una wiki, un'enciclopedia collaborativa, di archeologia quantitativa.

7. HELGA DI GIUSEPPE
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È la project manager di Fasti Online, il più completo database italiano di siti archeologici, con schede redatte dagli stessi responsabili di scavo; il progetto è un'iniziativa dell'Associazione Internazionale di Archeologia Classica.

8. SIMONE GIANOLIO
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Dottorando di archeologia classica a Roma, appassionato di fotografia, si occupa di archeologia virtuale dando vita ad un forum ed un sito sul tema, a cui nel 2011 ha aggiunto un notevole seminario visibile anche in streaming.

9. GIULIANO DE FELICE
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È coordinatore del Laboratorio di Archeologia Digitale dell'Università di Foggia, nella Puglia che è divenuta ormai uno dei principali centri di ricerca e formazione per l'archeologia. Il laboratorio, attivo dal 1997, si presenta scarsamente sul web ma ha organizzato l'anno scorso l'ArcheoFOSS.

10. ALBERTO ANGELA
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Difficile non conoscerlo: nonostante sia un paleontologo (si è laureato in Scienze Naturali alla Sapienza di Roma), molto spesso nelle sue trasmissioni affronta tematiche archeologiche. È un buon divulgatore, che sa coniugare la semplicità del linguaggio alla precisione scientifica, e da qualche mese è un grande utilizzatore di Twitter.

P.S. Da questa piccola selezione, personale e soggettiva, nascono un paio di considerazioni. Innanzitutto l'attività si concentra soprattutto nel centro-nord d'Italia: una riflessione è doverosa. Inoltre, nonostante si tratti delle personalità tra gli archeologi più vicine ad internet, manca in molti casi un approccio diretto e integrato ai social media, che ormai sono inscindibili dal web e dalla comunicazione in genere (e non solo).

18 commenti:

  1. Da Roma, segnalo:
    http://www.decarch.it/wiki/index.php?title=Pagina_principale

    utilissimo per lo studio della decorazione architettonica

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  2. "I dieci archeologi italiani più attenti all'innovazione digitale, alle nuove tecnologie, e agli sviluppi dei media sociali: chi sono, cosa fanno e come seguirli."

    Ci sono molte altre nuove teconologie che non sono state prese in considerazione, e ugualmente molti archeologi italiani che vivono e lavorano all'estero.

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  3. Non credo ci sia bisogno di ricordare che questa è una selezione soggettiva. Esistono molte altre tecnologie, ma in questo post abbiamo indicato soprattutto chi è attento al web 2.0 e ai social media. Se volete integrare con altri nomi, sono più che graditi: anzi sarebbe meglio specificare dove seguirli.

    Ad esempio il commento precedente cita l'ottimo lavoro di Marina Milella, archeologa della soprintendenza ai Mercati di Traiano, molto attiva su Wikipedia ed esperta di decorazione architettonica romana. Non ho voluto includerla perché mi piacerebbe affrontare il discorso "wiki" in un altro post.

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  4. Per il gruppo di Marco Valenti segnalo anche lo scavo di Santa Cristina a Buonconvento (trattato come Miranduolo) e le recenti sperimentazioni per la comunicazione/valorizzazione combinando strumenti web 2.0 (social mapping, geo-tagging) e realtà aumentata.

    Link scavo di Santa Cristina
    http://archeologiamedievale.unisi.it/santa-cristina/
    http://www.facebook.com/groups/santacristina/

    Link comunicazione/valorizzazione
    http://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=251685534881371&id=159961637374816

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  5. AspiranteArcheologaNov 14, 2011 05:55 AM

    Caro Archeologo, sono una grande appassionata di archeologia e vorrei che un giorno potesse diventare il mio mestiere. Il tuo blog è molto interessante, ti ammiro moltissimo e vorrei sapere quale percorso si deve scegliere per diventare veramente un archeologo. Grazie e ancora complimenti.

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  6. Ho preferito indicare una persona rappresentativa per il gruppo di ricerca: i colleghi senesi sono molto all'avanguardia, e lo scavo di Miranduolo è un esempio del loro progetto d'innovazione, portato avanti su più scavi. Ma ne riparleremo.

    Grazie anche per i complimenti, e per quanto riguarda il mestiere dell'archeologo approfondiremo questo spunto al più presto, dato che è un argomento molto richiesto su cui c'è da fare più di una precisazione.

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  7. Marco Valenti - 1 -
    Ringrazio tanto l'autore del blog per l'attenzione riservata a me ed al mio gruppo (LIAMM). Scarpazi (alias Vittorio Fronza, membro storico del LIAAM) è intervenuto mettendo in risalto che non solo Miranduolo ma anche Santa Cristina i dati vengono trattati allo stesso modo (in diretta globale); al tempo stesso ha sottolineato come ci stiamo molto spendendo sulla divulgazione dell'informazione in ottica web 2.0-realtà aumentata ecc. ecc.
    Per noi l'informazione archeologica, come qualsiasi forma culturale, é un bene comune e come tale dovrebbe essere trattata, sia nella tutela sia nella divulgazione, sposando proprio il concetto di democratizzazione dell'informazione archeologica. Rendere pubblica la propria ricerca, nel nostro caso gli scavi, è un dovere imprescindibile; in tale direzione il gruppo di lavoro LIAAM, dopo aver spinto molto sulla gestione informatizzata dello scavo archeologico sino dalla fine degli anni '90, oggi si sta cimentando con una sola parola d’ordine: live excavation.
    La ricerca esasperata della trasparenza significa per noi fare un'operazione di Archeologia Pubblica (argomento del quale oggi si parla spesso ma non so fino a quanto si è capita la portata) alla massima potenza ideologica e politica, trovando peraltro una sponda perfetta in quell'uso massiccio di tecnologia nella pratica archeologica che negli ultimi vent'anni ha progressivamente mutato le metodologie di lavoro; dall'immagazzinamento dei dati (si pensi ai grandi sistemi di database e GIS) sino alla loro analisi, la costruzione di conoscenza è legata a doppio filo all'informatica.
    La questione metodologica è così in primo piano; cioè come le scelte fatte di documentazione-informazione cambino (in bene o in male non sta a noi dirlo) la natura dello scavo archeologico, indirizzando verso modi diversi di ragionare (perché impostiamo routine di documentazione che obbligano a pensare in determinate modalità e direzioni) e di interpretare. Quindi un fase, volenti o nolenti, di trasformazione e di travaglio teorico e metodologico che non possiamo eludere.
    Qualità, trasparenza, uso delle tecnologie attuali della comunicazione estrema significa per noi raffinare continuamente quanto stiamo facendo, traendone regole fluide e dinamiche che arricchiscono la nostra posizione teorica di partenza e la sviluppano. I mezzi attuali disponibili per migliorarne la qualità e di comunicazione possono e devono essere esplorati e percorsi per raggiungere tali obiettivi.

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  8. Marco Valenti - 2 -
    Tutto ciò dietro alcuni principi base ai quali noi, per formazione, origini, esperienze di gruppo fatte e razionalizzate, non possiamo e non vogliamo rinunciare:
    - documentare tutto (non lo consideriamo overflow, tutt’altro);
    - processare i dati usando la tecnologia come strumento di elaborazione;
    - costruire gli strumenti di processamento;
    - rendere pubblici i passi che svolgiamo quotidianamente, la documentazione che realizziamo, ciò che ipotiziamo;
    - siamo per la democratizzazione del dato e dell’informazione ricercando l’informazione partecipata.
    Nell'ultima decade le “interconnessioni” tra persone sono esponenzialmente accresciute, sia attraverso connessioni sempre più diffuse - basti pensare alle reti wi-fi o alle connessioni per i cellulari – sia per la creazione di nuovi metodi di comunicazione, tra cui i modelli di riferimento non possono che essere Facebook e Wikipedia sino ad Academia.edu.
    La rete globale ci ha fornito il mezzo per iniziare una vera e propria rivoluzione nella diffusione, discussione e pubblicazione dei dati archeologici; forse non avremo il sistema perfetto che tenacemente desideriamo, ma in realtà abbiamo a disposizione un colosso informatico che potenzialmente ci mette in comunicazione con centinaia di milioni di utenti, abbattendo i limiti geografici, linguistici e politici. Abbiamo per le mani uno straordinario mezzo di glasnost (letteralmente dal russo: "pubblicità" nel senso di "dominio pubblico"), termine che ha caratterizzato molti dei nostri scritti informatici in cui si rivendicava la trasparenza come fede assoluta per usare le tecnologie alla stregua di strumento di produzione di sapere e non come fine a se stesse.

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  9. Marco Valenti - 3 -
    Non abbiamo paura a farci giudicare; il re può e deve essere nudo e per non “rivestirlo” abbiamo deciso di perseguire un sistema di registrazione-documentazione-diffusione che definiamo il doppio binario (= il massimo della trasparenza).
    Questo, in poche parole, per noi passa dall'uso della rete a tutto tondo combinando, speriamo inteligentemente, pagine web e social network dedicati. ll doppio binario costituisce un sistema e non "edonismo e protervia" come vedoamo fare in alcuni dei pochi esperimenti presenti in rete. Lavorare sul doppio binario continuativamente non significa togliere tempo, o perdere di vista l'archeologia tout cour.
    Significa invece stare nel processo archeologico a 360 gradi. Democratizzazione del dato archeologico significa l’azione tesa alla condivisione partecipata (e non partecipativa) pubblica, dove si deve cercare appunto di “far partecipare” e rendere partecipi quante più soggetti possibili.
    Quindi due binari percorsi in contemporanea; durante lo scavo social network (FB) e gestione in rete della documentazione; post cavo sito web dedicato con archivi on line e web GIS.
    I due binari non sono duplicazioni ma complementari; la loro lettura deve essere svolta in contemporanea.
    FB e la gestione in rete costituiscono il grande quaderno telematico su cui si annotano riflessioni e si fa dibattito o ci si completa a vicenda; è l’agenda nella quale si mostra il divenire dello scavo e della riflessione sullo scavo: un’operazione di pubblicizzazione della costruzione del dato e dell’informazione (mostrandone le tappe apertamente).
    Grazie ancora e pronto a discutere in qualsiasi momento.

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  10. L'elenco sarà anche soggettivo, ma è una bella responsabilità. E personalmente mi fa piacere esservi incluso sia per quello che faccio a Siena (accodandomi, ancorché da eretico, a Marco Valenti) sia per l'impegno in ArcheoFOSS e dintorni (insieme a Giuliano De Felice).

    Senza pretesa di rispondere esaustivamente a Marco Valenti, dico: proviamo a partire da qui per riflettere insieme su come usiamo il web, e come vorremmo che cambiasse il nostro modo di lavorare e quali sono i limiti, le problematiche. Perché se non c'è questo desiderio e questa tensione, e se non sono condivisi, penso che si perda quasi tutto il bello dell'innovazione. Se questo elenco può essere l'inizio di un discorso, parliamone ‒ insieme.

    Grazie, a presto
    Stefano

    PS: il link a Facebook vicino al mio nome è una copia di quello di Astrid D'Eredità ‒ io non ci sono su Facebook.

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  11. grazie davvero per l'attenzione al LAD. Siamo un piccolo gruppo di ricerca, fondato sulla passione e la partecipazione, e le manifestazioni di stima servono davvero molto per andare avanti.
    A presto

    GDF

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  12. Grazie a tutti gli intervenuti. L'obiettivo di questo blog è anche dare visibilità agli spunti innovativi che possono essere un esempio. Tutte le scienze hanno avuto un'evoluzione importante negli ultimi decenni, eppure in molti (troppi) casi si fa archeologia come trent'anni fa, dall'azione sulla nuda terra all'edizione dei dati scientifici. Se questo può essere anche un luogo di confronto, tutti gli interessati sono i benvenuti, e non mancheranno in futuro occasioni per uno scambio d'idee.

    P.S. per steko, ho tolto il link a Facebook e chiedo scusa del disguido.

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  13. Grazie per l'attenzione riservata al mio impegno comunicativo. Se puo' interessare ho attivo anche un profilo Google+ con il mio nome. A breve partirà il 3° seminario di Archeologia Virtuale dedicato proprio alla comunicazione. A rileggerci su queste pagine.

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  14. Gabriele GattigliaNov 22, 2011 01:56 AM

    Grazie per l'inclusione, penso serva soprattutto come sprone. Condivido molto le posizioni di Stefano. La trasparenza del dato deve essere veicolata attraverso delle esperienze di archivi digitali aperti, completamente fruibili e riutilizzabili secondo le linee dell'open data (questa è uno degli obiettivi del progetto MAPPA, ad esempio). Questa scelta a mio modo di vedere consente, oltre all'interscambio dei dati, un serrato confronto metodologico che porta alla creazione di standard condivisi nati dal basso, che a loro volta producono una crescita della disciplina archeologica nel suo complesso e in tutti i suoi ambiti, dalla ricerca alla professione, alla tutela. Credo che l'aspetto veramento innovativo consista nella condivisione collaborativa, solo la collaborazione porterà l'archeologia a fare un salto di qualità: come l'open source ha portato l'informatica verso traguardi imprevedibili, così, a mio avviso, può fare l'open data. I gruppi di ricerca per quanto ampi ed ipercompetenti, non potranno mai raggiungere il livello di intelligenza collettiva che il web mette a disposizione (the wisdom of the crowd). Questo porta, a mio parere, anche ad un cambiamento profondo nella definizione del ruolo dell'archeologo, che diventa un vettore della ricerca, più scienziato e meno umanista, ad esaltare il lavoro di gruppo rispetto a quello del singolo e, fatto non secondario, ad abbandonare le lingue nazionali e a pubblicare su riviste on-line, abbandonando la carta stampata e conseguendo un risultato di massima diffusione dei risultati e di maggiore influenza sulla collettività. Un lungo processo? troppo ottimista?...non ne sarei così convinto viste le accelerazioni che i tempi di crisi impongono!

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  15. Gabriele GattigliaNov 22, 2011 01:58 AM

    ...e soprattutto grazie perché questo spazio ci consente una franca ed utile discussione

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  16. Mi ritrovo a commentare perché il link che segnala il mio blog è errato: non è infatti http://steko.iosa.it/ ma più correttamente http://www.simonegianolio.info/archeologia-blog/
    Mi scuso per non aver notato in precedenza la cosa... :)

    x Gabriele
    Fortunatamente i nostri baroni hanno per lo più 70 anni per gamba, quel processo inizierà prima di quanto tu possa immaginare, se noi sapremo imporlo con la dovuta scientificità... :)

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  17. Grazie a Simone della segnalazione sul link, prontamente corretto, ma soprattutto grazie agli intervenuti per il dibattito che è scaturito. Per quanto mi riguarda, credo sia molto importante coinvolgere il maggior numero di archeologi "vecchio stampo": finché ne parliamo tra persone già consapevoli dei benefici del web 2.0 e dintorni, non diminuirà mai quel digital divide che fa retrocedere le scienze archeologiche - come tutte le scienze umanistiche - nelle graduatorie per innovazione e produttività.

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